CATECHESI CENACOLO DELL’AMORE MISERICORDIOSO DICEMBRE 2018

Trascrizione Audio

Oggi vogliamo riflettere su quello che vuol dire scegliere il bene e scegliere il male. Vogliamo partite da un grande profeta, da Amos, un profeta che nasce nel regno di Saul, ma che poi vede la divisione di questo regno; un profeta che legge, come tutti i profeti, il presente per trasportare nel futuro le conseguenze del presente. I profeti non sono quelli che prevedono il futuro: nessuno può prevedere il futuro, soltanto il Signora sa quello che accadrà nel futuro. Il profeta è quello che ci mette davanti ad una conseguenza che ci può essere se io continuo a vivere in un certo modo. Molte volte noi crediamo di vivere nel bene e invece stiamo vivendo nel male: quando abbiamo il cuore troppo attaccato o alle persone o alle cose che ci circondano, ma anche alle scelte che facciamo, o quando siamo troppo legati, e lo dico sottolineando fortemente questo, quando siamo troppo legati al sacramento che viviamo, tanto che rischiamo di idolatrare il sacramento e di dimenticarci chi è il Signore del sacramento. Parlo per il sacerdozio: se io idolatro troppo il sacerdozio mi dimentico di Dio, tanto che il sacerdote diventa soltanto colui che ha il potere. Oppure, dico una cosa ancora più grossa, se io ho il cuore legato a mia moglie o a mio marito e non ho il cuore legato a Dio non c’ho capito niente! Prima il cuore legato a Dio e poi il cuore legato a mia moglie e a mio marito, che sono il mezzo per arrivare a Dio, ma non sono Dio! Mia moglie, mio marito non sono Dio, amen! Essere sacerdote non significa che divento Dio, amen! Fare la comunione non significa che divento Dio: faccio comunione con Dio, è Dio che mi trasforma, ma non sono io che divento Dio. Vivere la confessione significa avvicinarmi a ricevere il perdono di Dio, ma non è il sacerdote che mi da l’assoluzione Dio. C’è Dio nel sacramento, nel sacramento agisce Dio ma non è il sacramento Dio. Molte volte noi cristiani idolatriamo quelli che sono i mezzi per arrivare a Dio, tanto che diventa tutto più pesante e non abbiamo più tempo di fare niente. Perché? “Perché la famiglia viene prima di tutto”. No, viene prima Dio poi la famiglia! “Perché il sacerdozio viene prima di tutto”. No, prima viene Dio poi il sacerdozio! “Perché la comunità viene prima di tutto”. No, viene prima Dio poi la comunità! E tutto diventa un mezzo per arrivare a Dio. Altrimenti il bene diventa male! Diventa male!!!

Adesso ascoltiamo quello che ci dice il profeta Amos, che come vi dicevo è un grande profeta nato in un paese vicino Betlemme, quindi in piena Giudea. E dice questo, al capitolo 5 dal versetto 8 al versetto 15:

«Colui che ha fatto le Pleiadi e Orione, cambia il buio in chiarore del mattino e stende sul giorno l’oscurità della notte; colui che comanda alle acque del mare e le spande sulla terra, Signore è il suo nome. Egli fa cadere la rovina sulle fortezze e fa giungere la devastazione sulle cittadelle. Essi odiano chi ammonisce alla porta e hanno in abominio chi parla secondo verità. Poiché voi schiacciate l’indigente e gli estorcete una parte del grano, voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le abiterete; vigne deliziose avete piantato, ma non ne berrete il vino,  perché so che numerosi sono i vostri misfatti, enormi i vostri peccati. Essi sono oppressori del giusto, incettatori di ricompense e respingono i poveri nel tribunale. Perciò il prudente in questo tempo tacerà,
perché sarà un tempo di sventura».

Sentite cosa dice: «Perciò il prudente in questo tempo tacerà perché sarà un tempo di sventura». Che cosa farà il prudente? “Tacerà”. Tacerà!!! Ho detto tutto!!!

«Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e così il Signore, Dio degli eserciti, sia con voi, come voi dite. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; forse il Signore, Dio degli eserciti, avrà pietà del resto di Giuseppe».

Tosto Amos eh? Tosto Amos perché? Perché deve richiamare il popolo che ha abbandonato Dio per essere legato troppo alle cose, che magari riconducono pure a Dio ma che sono cose e non sono Dio. Sono cose! Sono cose! E lo sottolineo soprattutto per la comunità: abbiamo il cuore legato a Dio, non alle cose o alle persone che ci devono portare a Dio, ma a Dio teniamo il cuore legato!!! Troppo spesso sento dire: “La famiglia, la famiglia, la famiglia”. La famiglia non è niente se Dio non te la dà, se tu non ci metti Dio al primo posto: non tuo marito, non tua moglie, non tuo figlio, non tua figlia. Dio al primo posto!!! È da Dio che parte tutto e a Lui deve tornare. Stiamo attenti perché sento troppo spesso questo. E non va bene… è male, non è bene! Perché sto idolatrando il sacramento del matrimonio che è una cosa santa se usata in modo santo, ma può diventare uno strumento del demonio se usato in modo sbagliato. Perché? Perché ti allontana e dal sacramento e dalla famiglia, perché ti fa litigare in famiglia quando tu sei troppo legato a quella cosa. Se tu invece sei legato a Dio, Dio rimette a posto tutto. E dicevo anche del sacerdozio: quanti sacerdoti si perdono!!! Perché? Perché sono troppo legati a quello che il sacerdote fa, o a quello che il sacerdote indica, piuttosto che a quello che il sacerdote deve essere. Il sacerdote è uno strumento del Signore, può essere anche un santo strumento, come un santo strumento può essere il marito, la moglie, il matrimonio. Ma se il sacerdote viene idolatrato state certi che ci porterà all’inferno: non il sacerdote in sé ma il fatto che noi ci siamo attaccati in modo idolatrico a quella figura. Perché? Perché non è questo che vuole Dio. Non è questo che vuole Dio!!! E noi ci stiamo preparando ad un momento importante, dove questo Dio lascia tutto, lascia anche il suo regno per farsi povero. E noi non riusciamo a spogliarci di quello che ci impedisce di arrivare a Lui!

Chi viene prima? “Dio”. Spero! A questo punto dico spero! Ma non voglio essere pessimista, voglio essere realista, e quindi dico spero veramente che sia Dio. Tutto il resto ringraziamo Dio perché ce l’abbiamo: tutto il resto è motivo di ringraziamento a Dio, di lode a Dio, ma non può essere Dio, non può rimpiazzare Dio; tutto il resto, anche la cosa più sacrosanta che possa esserci, tutto è motivo di lode a Dio e di ringraziamento. Ecco perché Amos richiama il popolo di Dio: perché a causa dei suoi comportamenti è diventato idolatra. Perché tutto quando  Dio viene tolto diventa motivo di idolatria, diventa un dio (con la d minuscola). E diventiamo pagani, non più cristiani: siamo cristiani perché andiamo a Messa la domenica, perché ci confessiamo e via dicendo, però siamo cristiani pagani. Diceva Benedetto XVI che ci sono i credenti non praticanti e i praticanti non credenti. Tutti e due sono sbagliati: i credenti non praticanti e i praticanti non credenti. È questo scegliere il male!

Invece cosa bisogna fare per scegliere il bene? Innanzitutto dobbiamo vedere qual è il comando del Signore: «Scegliete il bene». Il bene è scegliere il sacramento del matrimonio, il bene è scegliere il sacramento del sacerdozio (io dico il matrimonio e il sacerdozio perché sono le due cose che riguardano un po’ più la vita). Sono sacramenti, è bene scegliere questo. Ma se ti lasci trascinare verso il fatto dell’idolatria, verso gli dei, verso il dio, allora diventa male, diventa morte. Allora il comando del Signore è quello di seguire il bene, di seguire la vita, ma molte volte la scelta che facciamo di seguire il bene  diventa scelta di morte perché diventa idolatria. Il cammino del bene è portare la propria croce dietro a Gesù ogni giorno. Ma Gesù si è lamentato portando la croce? Si è lamentato? “No”. Allora perché io mi devo lamentare sempre quando sento la pesantezza di qualcosa che mi porta a Dio? Perché io mi devo sempre lamentare, sempre lamentare, sempre lamentare!? “Bla, bla, bla, bla”… sacrosanto silenzio!!! Diceva Amos: «Perciò il prudente in questo tempo tacerà», starà in silenzio. La prudenza, che cos’è la prudenza? La prudenza è una virtù. E noi sappiamo che quando nella Chiesa bisogna elevare agli onori degli altari qualcuno si va a vedere se è stato fedele ai consigli evangelici e soprattutto alle virtù. E se la prudenza è una virtù, essere prudente significa anche tacere. Molte volte noi subito dobbiamo parlare per dire la nostra sulle cose, subito! Se una persona mi dice: “No io non la penso come te”, io subito: “Bl bl bl bl bl bl”. Lo facciamo tutti, lo faccio pure io, subito. Io subito appena qualcuno mi contraddice: “Bl bl bl bl bl bl”. Perché mi infervoro, agisco un po’ d’istinto, agisco preso da quella che vuole essere la mia verità, che magari è pure giusta, magari è la verità, però poi il modo in cui la esprimo diventa non verità, diventa qualcosa di pesante. Allora cosa bisogna fare perché possa vivere nel bene? Bisogna arrivare a rinnegare se stessi! Quindi a rinnegare il proprio orgoglio, a far si che il proprio egoismo, la propria presunzione lascino spazio all’umiltà, all’accoglienza, lascino spazio al volontariato, alla solidarietà, lascino spazio a tutto ciò che può essere positivo. Bisogna liberarsi da tutti quei detriti che ostruiscono il corso del torrente di grazia dell’amore di Dio. L’amore di Dio è un torrente: si porta via tutto quanto, anche il male. Però se noi mettiamo un ostacolo a questo torrente cosa può succedere? Succede che arriva la piena, il torrente esonda e invade ciò che magari non aveva ancora bisogno di essere toccato da quella grazia. E diventa male! Ma non perché la grazia di Dio sia male, ma perché io sto deviando la grazia di Dio, non la sto facendo arrivare lì dove deve arrivare; non faccio seguire al torrente il suo letto per arrivare lì dove deve arrivare la grazia. E quindi anche la scelta di bene che faccio diventa male.

Dicevamo che bisogna prendere la propria croce e bisogna saper accettare quello che ogni giorno la quotidianità ci mette davanti. Accoglierla non significa essere passivi ma significa prenderla su di sé e portarla. Quindi bisogna attivarsi, bisogna che il cristiano quando trova la sua croce quotidiana se la metta in spalla e vada. È difficile portare la croce? È difficile portare la croce! Chi dice di no!? Però se ci si porta insieme, ad esempio nella coppia, non diventa più un cammino verso il calvario ma diventa un cammino verso il Tabor. Sapete che cos’è il Tabor? Diventa il monte dell’apparizione, dove la grazia di Dio invade con la sua luce, con la sua aria, quella che è la tua vita, quella che è la tua anima. Da questo dobbiamo partire!! Hai voglia a chiedere liberazione, hai voglia a chiedere guarigione se poi noi non ci svuotiamo di noi stessi, siamo legati a quella malattia, siamo legati a quel condizionamento che non ci lascia liberi. Ma siamo legati non perché vogliamo esserlo ma perché ci sentiamo così tanto oppressi e così tanto guardarti con compassione dagli altri che quasi quasi ci piace rimanere in quello stato. Non dico che questo uno lo faccia coscientemente, però c’è anche la parte più nascosta che è quella dell’inconscio che ci dice: “È bello sentirsi compatiti”. Molte volte ci piace che gli altri ci compatisco, che si avvicinino a noi e ci dicano “Oooh ma poverino!!! Ma dai non ti preoccupare, dai sollevati, dai adesso non piangere!! Adesso vedrai che il Signore guarderà la tua malattia, guarderà la pesantezza che tu porti, ti aiuterà” . Molte volte ci piace questo sentirci rincuorati dagli altri. Tanto che non rimaniamo liberi, siamo ancora legati alla nostra malattia. Allora non dobbiamo cercare la compassione, ma dobbiamo cercare la liberazione e dobbiamo cercare la grazia di Dio. Magari possiamo cercare la compassione di Dio perché Dio quando usa compassione è diverso dalla compassione umana: la compassione di Dio porta con sé la grazia e porta con sé la liberazione.

E il profeta Amos rimproverando il popolo fa vedere che se il popolo continua ad agire così sta scegliendo il male e non sta scegliendo il bene. Ma per scegliere il bene bisogna saper affrontare la strada stretta! Adesso vi voglio leggere un altro brano che è quello di Matteo: Matteo 7, 13-14. Matteo dice così: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!».  La porta è stretta e bisogna entrarci uno alla volta, perché non ci si entra tutti quanti insieme ammassati. O meglio ci si può entrare insieme, però in maniera ordinata perché Dio è ordine, non è disordine. Quando ci si entra in maniera confusa in quella porta vuol dire che siccome è troppo larga accoglie tutti e accoglie anche il male. Anche il male che fa male! Invece la porta stretta è quella che porta al paradiso, ma non perché Dio vuole provarti, ma perché quella porta stretta che ti fa entrare ti fa capire che tu sei importante! E poi dietro di te viene un altro? Anche l’altro è importante. E poi dietro di te viene l’altra persona? Anche quella persona è importante, e così via dicendo. Se in una porta possiamo entrarci tutti quanti insieme tutti quanti insieme siamo importanti ma nessuno in maniera unica. Quindi è bene entrare per la porta stretta. Ma perché dobbiamo fare questa via angusta per arrivare a questa porta? E perché la strada che porta alla porta larga è spaziosa e tutti ci possono correre? Io faccio questo esempio: se una strada è angusta uno cammina con attenzione, vede dove mette i piedi perché ha paura di farsi male. Se uno invece cammina per una strada bella larga, tutta dritta, e un po’ viene in mente l’Australia con quelle autostrade lunghissime, larghissime dove camminano quei camion che portano otto nove vagoni, e ad un certo punto c’ha un colpo di sonno e non vede la macchina che frena davanti cosa succede? Arrivederci e grazie! Oppure quando la strada è così larga ti invita ancor di più a correre, e se andando a duecento all’ora incontri un ostacolo cosa succede? Arrivederci e grazie! Invece quando uno cammina su una strada stretta ed angusta sta attento a dove mettere i piedi. Quindi il Signore ci dà la possibilità di essere attenti e partecipi alla grazia che Lui ci sta dando. Questo è scegliere il bene! Quando noi vediamo che  le cose le facciamo con fatica, state sicuri che state facendo la cosa giusta; quando le cose ci vengono troppo facilmente, la maggior parte delle volte stiamo facendo la scelta sbagliata. Tanto che prima o poi ci ritroveremo quell’ostacolo che ci farà fare tanti di quei danni!

Allora per scegliere il bene bisogna fare anche discernimento e un metro di misura del discernimento non è quello della cosa facile, ma è quello della cosa fatta anche con sacrificio ma fatta per il Signore. Fatta per il Signore: non fatta per me, per compiacere me stesso, per far star bene me, o per far star bene chi mi sta accanto, mio marito, mia moglie o i mie parrocchiani, li voglio far star bene così mi dicono che sono un buono parroco. No, state sicuri che sto scegliendo la strada sbagliata! Se io scelgo la strada della verità, devo avere anche il coraggio di dire no alle cose alle quali va detto no. Perché molto spesso anche noi sacerdoti creiamo tanti di quei danni perché diciamo sì a quelle cose alle quali va detto no. Faccio un esempio: se tu non puoi fare la comunione perché c’hai un peccato grave, non la puoi fare! Non ti posso dire: “Sì sì, adesso l’aggiustiamo, tanto il Signore perdona sempre”. Questo è un grande inganno del demonio!!! Quando sentiamo dire “ma non ti preoccupare tanto il Signore perdona sempre” è vero che il Signore perdona sempre, ma non devi essere tu a giudicarla la cosa, deve essere Lui a giudicarla, deve essere Lui a perdonarti. Non farglielo dire tu a Lui, non essere tu a dirlo al posto suo, perché vuol dire che ti stai giustificando e stai tu giudicando te stesso, forse in maniera troppo positiva. Ma è la stessa cosa quando ti giudichi in maniera negativa, quando dici: “No, ma io sono un povero disgraziato”  e ti piangi addosso. Se lo dici con coscienza che sei un povero misero, perché il Signore è molto più grande di te, allora è un conto. Ma se lo dici perché vuoi farti compiangere dagli altri, oppure piangerti addosso tu, allora stai sicuro che stai scegliendo la strada sbagliata. Oggi sono bacchetto scusatemi!!! Perché? Perché siamo in un periodo dove troppo buonismo ci sta portando verso il male. Bisogna essere buoni, non buonisti. Il buono, il giusto, il misericordioso, che è Dio soltanto, agisce con giustizia non con buonismo. Tant’è vero che Dio è giusto e misericordioso insieme, non è solo misericordioso o solo giusto: è giusto e misericordioso. Se tu meriti che ti tiri le orecchie te le tiro però ti amo lo stesso, questo è Dio!!! Se tu devi avere una sculacciata te la do una sculacciata, però ti amo, ti amo!!!

Che il Signore ci aiuti a trovare il bene!!! E io credo che questa sia stata oltre che una catechesi anche una preghiera di liberazione e di guarigione perché ognuno di noi adesso può chiedere al Signore di essere liberato dagli dei che ci siamo creati, che possa essere mio marito, che possa mia moglie, che possano essere i mie figli, che possa essere il mio sacerdozio, che possa essere la mia parrocchia, che possa essere il mio parroco, che possa essere quella persona piuttosto che quell’altra, quell’idolo piuttosto che quell’altro. Che il Signore ci liberi da tutto questo per scegliere il bene, la strada più difficile da percorrere, la porta più stretta da attraversare, ma è quella che porta alla vita. Alla morte ci si arriva subito, alla vita si fa più fatica.

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