CATECHESI CENACOLO DELL’AMORE MISERICORDIOSO FEBBRAIO 2019

Oggi vogliamo iniziare un cammino riprendendo un po’ quello che è il significato del nostro essere cristiani, e soprattutto nel nostro essere cattolici. Come cattolici noi abbiamo dei segni che il Signore ci ha lasciato, dei segni tangibili, evidenti, di qualcosa che noi chiamiamo grazia, che però è nascosta, non è visibile: questi segni si chiamano sacramenti. I sacramenti sono sette e sono divisi in tre grosse categorie: i primi tre sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana, poi ci sono due sacramenti per la vita e due sacramenti di guarigione, soprattutto. Noi oggi iniziamo con i sacramenti dell’iniziazione cristiana e prendiamo il primo sacramento: il battesimo.

Cosa significa la parola battesimo? Significa immersione, essere immersi. Oggi il battesimo non si fa più per immersione ma per infusione, cioè si infonde un poco d’acqua sopra la testa e si diventa cristiani (anche se non è proprio così, non è quel poco d’acqua sulla testa che fa diventare cristiano, ma è qualcosa di più che ti fa diventare cristiano). Quando noi parliamo di sacramenti parliamo di segni evidenti di una grazia che è invisibile: segni tangibili, segni che noi vediamo, che possiamo toccare, di una grazia che è invisibile. Questa grazia invisibile è il dono che ci viene fatto. Si chiama grazia perché è gratuito, non ti chiede qualcosa in cambio, ma è gratuito, nel senso che ti viene dato gratuitamente da Dio. Cosa succede nel battesimo? La persona che riceve il battesimo fa una trasformazione: da creatura diventa figlio di Dio. Noi siamo tutte belle creature, soprattutto gli uomini e le donne che sono a immagine di Dio, sono belle creature; ma rimangono creature, semplicemente creature, se non ricevono il battesimo. Se ricevono il battesimo diventano figli di Dio! E diventano parenti di Gesù, diventano fratelli di Gesù! Noi possiamo ricevere il battesimo grazie a Gesù che ha donato questa possibilità all’uomo, dando il mandato alla Chiesa, all’istituzione da Lui  fondata, di poterlo diffondere, di poterlo donare (io cerco di parlare in parole povere, il più povere possibili, per capirci, perché altrimenti ci sarebbero da fare lunghi discorsi teologici).

Nel battesimo ci sono dei simboli che si usano per far sì che questo cammino che si intraprende diventi poi, non soltanto una scelta, ma qualcosa di intimo, che fa parte di te. Potremmo dire che diventi un tuo vestito, anzi, più che vestito, qualcosa che ti entra, che ti rimane dentro: il vestito rimane all’esterno invece il sacramento ti entra dentro e fa parte di te, diventa parte delle tue molecole, parte delle tue cellule. I sacramenti diventano cellule della tua vita! Ci sono dunque dei simboli: c’è l’accoglienza di chi deve essere battezzato; c’è poi l’imposizione del nome; c’è l’accoglienza in chiesa; c’è il momento in cui si fanno dei riti preliminari al battesimo; c’è poi il battesimo e l’impressione, nel senso che viene impresso il sigillo; e infine c’è il rito che è quello di dire: “Adesso che sei diventato figlio di Dio puoi udire, ascoltare la Parola del Signore e professare la tua fede”. Andiamo a vedere…

 Gesù nel suo andare per la Galilea e per la Giudea incontra tantissime persone. Un giorno un uomo un po’ attempato gli si avvicina e si mette a parlare con Lui. A un certo punto Gesù dice che per avere la salvezza bisogna rinascere e quest’uomo chiede: “Ma come posso io rinascere dal grembo di mia mamma se sono già anziano, se sono già vecchio?”. Gesù gli spiega che non bisogna rinascere nella carne ma nello Spirito. Quest’uomo si chiamava Nicodemo, che poi diventerà un discepolo di Gesù. Gesù dice a Nicodemo: “Non bisogna rinascere nella carne ma bisogna rinascere dallo Spirito, perché per essere figli di Dio bisogna essere sia di carne che di Spirito. Non si può essere o l’uno l’altro ma bisogna essere tutto insieme”. Allora cosa succede? Gesù gli fa capire che nascere dallo Spirito significa accogliere la Parola del Signore, vivere ciò che quella Parola ci chiede e accogliere il battesimo, l’immersione. Non  so se voi sapete, ma anticamente a ricevere il battesimo erano soprattutto gli adulti perché il cristianesimo non si era ancora diffuso e quindi quando le persone venivano a contatto con la fede erano generalmente già adulte. Cosa si faceva allora? Prima di entrare in chiesa c’era il cosiddetto battistero, una vasca con tre gradini che si scendevano da un lato e tre gradini che si risalivano dall’altro. All’uscita della vasca c’era un sacerdote o un diacono che accoglieva e asciugava il battezzato, o la battezzata, che così poteva entrare a far parte della Chiesa, della famiglia di Dio.  Perché scendere tre gradini e poi risalirne altri tre? Si scendevano i tre gradini pensando proprio alla morte di Gesù, ai tre giorni che Gesù era rimasto nel sepolcro, alla Trinità; si scendeva nel nome del Padre, del Figlio dello Spirito Santo, per rinascere nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Quando poi si entrava nella Chiesa si diventava parte della Chiesa, non qualcuno di estraneo. C’era un cammino da fare che si chiamava catecumenato dove ci si preparava, si facevano delle catechesi, si imparava ad essere cristiani: si imparava chi era Gesù, chi era il Padre, chi era lo Spirito Santo ecc. ecc. Si faceva proprio catechismo per conoscere i fondamenti della fede.

Si scendeva dunque dentro questa vasca, che avevo una forma o circolare, indicante cioè la perfezione, oppure ottagonale, otto lati. Perché il numero otto e non il numero sette? Cosa indica Il numero sette nella cabala ebraica? Il sette indica la totalità, la perfezione, ciò che è totale, che è finito, è quello e basta. E perché l’otto allora? Perché l’otto ci inserisce in quello che è oltre la totalità: la totalità è per gli uomini, ciò che è oltre la totalità è l’eternità. Il numero otto ci indica dunque l’infinito. Quindi la domenica, che è l’ottavo giorno, è il giorno che ci inserisce nell’eternità. Dio è la perfezione, l’essere perfettissimo, e l’essere perfettissimo non può vivere sulla terra e non può vivere nel cielo. Dove vive allora l’essere perfettissimo? Se non può vivere in cielo e non può vivere in terra, vive dappertutto, ovunque! Se è perfettissimo vuol dire che è infinito, che è eterno, che non ha inizio e non ha fine. Quindi l’otto ci inserisce in tutto questo, ci inserisce nell’infinito, nell’eternità: chi è battezzato viene inserito nell’eternità! Se noi con il battesimo siamo inseriti nell’eternità vuol dire che stiamo già vivendo la vita eterna. L’eternità non è qualcosa che inizia oggi e poi continua per sempre, ma è qualcosa che è già iniziato prima di oggi, che è iniziato prima che tu nascessi. Io mi ricordo sempre quello che diceva Santa Teresina: che la nostra vita non è altro che un momento, un attimo, che inizia dall’eternità e finisce nell’eternità. La nostra vita non ha inizio e non ha fine, ma arriva dall’eternità e torna all’eternità, inizia dall’eternità e finisce nell’eternità. Quindi anche la nostra vita qui sulla terra è inserita nell’eternità. Quando noi parliamo di desolazione (non a livello di psicologico), di depressione, di non senso della vita, eccetera, allora dobbiamo farci un esame di coscienza di come stiamo vivendo la nostra vita cristiana. Perché se sono battezzato e sono inserito nell’eternità non devo più avere paura della morte. Ma non perché la morte non sia una realtà, ma perché la morte non può più farmi paura. Non devo avere più paura, capitami bene: non che non ci sia la sofferenza, ma non devo avere paura della sofferenza. Non aver paura della sofferenza significa avere la forza di accoglierla e sopportarla, supportarla, portarla sopra e andare avanti. Quindi la sofferenza ci sarà sempre e comunque, ma avrà un altro significato. Darò senso alla mia vita: se io vivo con la prospettiva dell’eternità do ancora più senso alla mia vita. Perché la vita è una realtà: che io sia nato e che debba morire è una realtà e nessuno può negarla; il fatto che sono nato si sa perché ci sono, e il fatto che io debba morire si sa perché è una realtà.

Quindi nel momento in cui noi riceviamo il battesimo, anche se piccoli, entra dentro di noi lo Spirito Santo che inizia a formare la nostra coscienza con ciò che è la volontà di Dio. Voi pensate quale grande dono è il battesimo! Quindi il battesimo non è semplicemente ricevere tre gocce d’acqua nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sulla testa, ma è prendere coscienza di tutto questo. Ecco perché poi non ci si può fermare lì: “Ho ricevuto il battesimo, sono cristiano, basta!”. No! Appunto perché la tua coscienza ha ricevuto lo Spirito Santo che l’aiuta nel formarsi, tu devi lavorare per lasciare spazio allo Spirito, perché Lui possa formarti.

E nel battesimo un altro segno importante è quello del crisma. Attraverso l’unzione con il santo crisma ti viene impresso un sigillo indelebile che tu non puoi cancellare, come se fosse un marchio a fuoco: per togliere il marchio a fuoco o togli del tutto la pelle o non lo togli. Questo marchio ti dice: “Adesso tu sei figlio di Dio!”. Non dice che tu appartieni a Dio perché lui diventa il tuo padrone, ma tu sei figlio di Dio perché Lui è tuo Padre. Chi è Dio per noi?  Noi diciamo che Dio è il Signore, l’eterno, ecc. ecc., ma se definiamo Dio lo ingabbiamo e già non è più Dio. Gli diamo delle definizioni perché a noi uomini serve dare delle definizioni. È Padre, è il re della nostra vita, e quindi se Dio è il re della nostra vita noi siamo principi. Tutte queste riflessioni spirituali ci sono state tramandate dai padri della Chiesa, che dicevano appunto che se Dio è Padre noi siamo figli. Prima di tutto lo affermava San Paolo, che poi è stato ripreso dei padri della Chiesa: noi siamo figli e come figli siamo eredi del regno, diceva Paolo. E se siamo eredi del regno dobbiamo comportarci come tali. Io non ho mai sentito un principe che sia realmente tale che conduca una vita da vagabondo, o che si metta a fare il barbone; soltanto se crolla il regno farà il barbone perché non avrà più niente. Ma se noi siamo figli di questo regno, che è un regno eterno, non potremo mai diventare barboni, ma saremo sempre figli di Dio e eredi del regno. Fino a quando? Fino a quando non vivremo totalmente in questo regno, cioè dopo l’oltrepassare, dopo la morte che ci fa oltrepassare la soglia dell’eternità. Nel battesimo succede tutto questo: moriamo alla vita vecchia, al peccato originale, per rinascere a vita nuova. Quindi da semplice creatura diventiamo figli di Dio. Amen! E come figli di Dio siamo eredi del Regno di Dio.

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