CATECHESI CENACOLO DELL’AMORE MISERICORDIOSO NOVEMBRE 2018

Trascrizione Audio

Ascoltiamo il brano che ci introdurrà alla catechesi su cui rifletteremo oggi:

«Così dice il Signore:
“Il cielo è il mio trono,
la terra lo sgabello dei miei piedi.
Quale casa mi potreste costruire?
In quale luogo potrei fissare la dimora?
Tutte queste cose ha fatto la mia mano
ed esse sono mie – oracolo del Signore.
Su chi volgerò lo sguardo?
Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito
e su chi trema alla mia parola.
Uno sacrifica un giovenco e poi uccide un uomo,
uno immola una pecora e poi strozza un cane,
uno presenta un’offerta e poi sangue di porco,
uno brucia incenso e poi venera l’iniquità.
Costoro hanno scelto le loro vie,
essi si dilettano dei loro abomini;
anch’io sceglierò la loro sventura
e farò piombare su di loro ciò che temono,
perché io avevo chiamato e nessuno ha risposto,
avevo parlato e nessuno ha udito.
Hanno fatto ciò che è male ai miei occhi,
ciò che non gradisco hanno scelto”».

Questo brano è tratto dal profeta Isaia capitolo 66, versetti dal primo al quarto. Abbiamo ascoltato come il Signore parla del culto che si fa nel tempio; parla dicendo che Lui è il Signore, il cielo è il suo trono e la terra lo sgabello dei suoi piedi. Oggi celebriamo la festa di Cristo Re dell’Universo. Questo ci fa ricordare che se noi abbiamo il Signore come Re dell’universo la nostra vita dovrebbe vivere in pace, sentendoci sotto la protezione di questo Re. Nel momento in cui noi non viviamo in pace vuol dire che non abbiamo messo il Signore come Re dell’universo.

«Quale casa mi potreste costruire?», dice il Signore, «in quale luogo potrei fissare la dimora?». Possiamo costruire tutte le chiese di questo mondo, tutti i templi di questo mondo, ma nessuna casa, nessun tempio potrebbe ospitare il Signore se quel luogo non è onorato, se non è santificato, se non è santificato anche con la presenza dell’assemblea, con la presenza dell’uomo, con la presenza di colui la cui vita deve essere a lode di Dio. E dice il Signore tramite il profeta Isaia: «Uno sacrifica un giovenco e poi uccide un uomo, uno immola una pecora e poi strozza un cane, uno presenta un’offerta e poi sangue di porco, uno brucia incenso e poi venera l’iniquità». Vediamo cosa significa: si facevano dei sacrifici nel tempio, si offrivano gli animali considerati puri che venivano portati al tempio per essere sacrificati. Il fuoco consumava quell’animale ed il fumo che saliva al cielo rappresentava la lode che saliva al Signore, la lode della nostra vita. E si usava l’incenso appunto per profumare l’aria, perché altrimenti c’era puzza di carne bruciata. E gli animali che si offrivano erano appunto o giovenchi, cioè agnelli giovani, o vitelli giovani, o anche pecore, o altri tipi di animali; oppure si portavano offerte che potevano servire per il tempio, per i poveri che erano fuori dal tempio, o per dare da mangiare a coloro che erano al servizio nel tempio. Queste erano le offerte. Cosa succedeva? Che tanti, tanti (e quando dico tanti ci siamo anche noi fra questi tanti) veneravano il Signore con le loro offerte, andavano al tempio, bruciavano i sacrifici, ma poi uccidevano uomini, offrivano sangue di maiali (e sappiamo che il maiale era l’animale in abominio a Dio, quindi impuro), oppure veneravano le divinità. E adesso faccio una piccola riflessione: noi come cristiani dovremmo essere quelli che hanno scelto Cristo come Re della loro vita, e magari andiamo a Messa tutte le domeniche o magari tutti i giorni, facciamo le nostre preghiere, a volte sì a volte no, a volte con più fervore a volte con meno fervore, facciamo tante cose per lodare Dio, ma poi non diamo spazio a Dio nella nostra vita. E mi spiego: dare spazio a Dio significa che tu doni la tua vita totalmente a Lui e solo così la tua vita può essere riempita dalla sua presenza! Donare la via totalmente al Signore non significa che ti devi fare prete o ti devi fare suora, assolutamente! Puoi farlo nella tua quotidianità: la tua vita è qualcosa di prezioso, la tua vita è preziosa! E ogni vita, che è preziosa, è amata da Dio! Quindi nel momento in cui tu tratti male la tua vita, fai finta di curarla, ma poi veneri anche altre cose… e voglio essere più diretto: magari sento la voglia di andare a farmi leggere le carte (perché magari ci azzeccano!); oppure di andare a farmi togliere il malocchio con l’olio e con l’acqua (perché le nostre nonne lo facevano). Oppure, ancor peggio, venero il Signore e poi sono di contro testimonianza facendo scelte che sono contro la vita… “eh però quella persona ha i suoi diritti”… e il bambino che sta nascendo no, il feto no, non ha i suoi diritti! Oppure, prendiamo l’esempio dell’Inghilterra, il bambino non hai suoi diritti, i diritti ce li hanno soltanto i grandi che possono fare quello che vogliono, mentre le persone indifese, i bambini, non hanno i loro diritti. E dopo ti chiedi perché ti va tutto male? Datti una risposta perché ti va tutto male! “Ma io sono andato solo una volta per gioco a farmi leggere le carte”. Bravo! Per gioco hai fatto entrare il demonio nella tua vita! Queste cose non vanno fatto neanche per curiosità! È molto più furbo di noi quello!! E noi ci giochiamo con queste cose!!! “Eh ma che vuoi che sia…la festa di Halloween è una pagliacciata!!!”. Sì infatti, faccelo andare tuo figlio alla festa di Halloween, ma poi non ti lamentare che ha gli incubi, oppure che è ingestibile, o che è troppo nervoso. Non ci lamentiamo se prima ci rivolgiamo al Signore perché cerchiamo il suo aiuto e poi facciamo tutto il contrario di ciò che il Signore ci chiede.

E cosa mi dice il Signore tramite Isaia? Mi dice questo: “Costoro hanno scelto le loro vie”, hanno già scelto la propria via. Chi fa questo ha già scelto la propria via! Adesso dico una cosa ancora più grossa: tu vieni a fare tre ore di preghiera davanti al Santissimo, fai la Santa Messa, fai la Coroncina, fai il Rosario… e poi vuoi la benedizione di padre Aurelio? Ma padre Aurelio vi caccia a calci nel sedere!!! Ma se non ci credete alla grazia di Dio, che volete la benedizione da padre Aurelio? Che siete venuti a fare davanti al Santissimo se poi venite a fere la fila qui? Non  esiste questo, non esiste!!! Avete fatto la vostra scelta!! Non vi lamentate se le cose vi vanno male, non vi lamentate! Non è padre Aurelio, non è padre Giovanni, non è padre Franceschino, è il Signore che guarisce, è il Signore che opera!!! E se tu non sei guarito stando tre ore davanti al Santissimo, non guarirai neppure con la benedizione di padre Aurelio, perché non ci credi che il Signore opera, non ci credi!!!

Allora cosa dobbiamo fare? Torniamo a leggere quello che dice Isaia all’inizio: «In quale luogo potrei fissare la dimora? Tutte queste cose ha fatto la mia mano ed esse sono mie – oracolo del Signore. Su chi volgerò lo sguardo?». E dà subito la risposta: «Sull’umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi trema alla mia parola». Sull’umile: l’umile non è colui che si umilia, che si mette come zerbino sotto i piedi di tutti quanti. L’umile è colui che riconosce di essere piccolo e di avere bisogno del Signore. L’umile è colui che piega le ginocchia davanti al Signore e dice: “Solo tu Signore puoi salvare la mia vita”. «Su chi ha lo spirito contrito»: l’umile è colui che riconosce di essere peccatore. I santi si consideravano i più grandi peccatori, tanto che si confessavano non una volta la settimana o una volta al mese, ma si confessavano tutti i giorni, e qualcuno anche più di una volta al giorno. Dovremmo confessarci almeno una volta al mese, chi cammina un po’ di più anche ogni quindici giorni. È inutile che diciamo “voglio pregare perché il Signore mi liberi e mi guarisca”, quando poi non mi riconosco peccatore. Riconoscerci peccatori non significa che siamo dei disgraziati. Riconoscersi peccatori significa che tu hai capito che sei debole e che hai bisogno di chi ti da la forza. E chi ti dà la forza? Gesù!!! Gesù è Colui che ti da la forza!!! Non è padre Aurelio, non è padre Giovanni, non è padre Franceschiello, ma è Gesù che ci dà la forza. E Gesù lo incontriamo nei sacramenti. I sacramenti sono i mezzi che Gesù ci ha donato per incontrarlo e per incontrare la sua grazia.

E conclude ancora: «E su chi trema alla mia parola». Ma noi la conosciamo la Bibbia? Chi di noi apre la Bibbia a casa? Chi la prende qualche volta tra le mani? Chi di noi ne legge almeno un brano ogni tanto? E chi la legge regolarmente? Quanti leggono regolarmente la Parola di Dio?? Regolarmente significa ogni giorno!! E allora se non tremiamo davanti alla sua Parola, e se non andiamo a incontrarLo attraverso i sacramenti, è inutile che andiamo a fare i momenti di preghiera. Dobbiamo tremare alla sua Parola. Tremare non significa avere paura, ma riconoscere la potenza della sua Paola. Quando uno riconosce la potenza di questa Parola trema, perché si trova davanti ad una cosa grande, immensa, meravigliosa…tremenda. Anche la Bibbia usa la parola tremendo, cioè che fa tremare, ma non perché è brutto o cattivo, ma perché fa tremare per la sua potenza. Ed è una potenza d’amore, una potenza che cambia la vita. È questo il nostro Re. Non è un Re che è venuto a dominare e schiaffeggiare tutti quelli che non fanno quello che dice. È un Re che con la sua Parola salva la vita; è un Re che con la sua Parola ti attira per salvarti. Come? Con la potenza della sua Croce, con la potenza del suo Sangue che purifica. Questo è il nostro Re!!! Questo è colui che noi amiamo!!!

E quanto amiamo il Signore? Qualcuno tanto? Qualcuno immensamente? E chi si rende conte che forse non riesce ad amarlo come Lui vorrebbe? E quanti di noi si sentono amati da Dio? Ecco allora cosa dobbiamo fare: siccome noi siamo un nulla, dobbiamo tuffarci nell’immenso mare del Tutto, per farci tutto a tutti! Quindi riconoscere che Dio è l’immenso mare d’amore nel quale noi ci possiamo soltanto tuffare per diventare anche noi parte di quell’immenso mare d’amore e, presi dalla sua grazia, farci santi. Ma per diventare santi dobbiamo essere umili, pentiti, con lo spirito contrito e soprattutto tremare davanti alla sua Paola. E se facciamo questa scelta di vita richiesta dal Padre, il Signore, che è il Re dell’universo, dal suo trono santo ci attira a sé perché possiamo sentirci salvati. Amen!

padre Aurelio + cp

Stampa articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.

I agree to these terms.