CATECHESI CENACOLO DELL’AMORE MISERICORDIOSO SETTEMBRE 2018

 

Trascrizione Audio

Oggi vogliamo iniziare un cammino parlando di che cos’è la comunità, non soltanto la comunità degli Apostoli della Passione dell’Amore Misericordioso, ma cos’è la comunità: comunità parrocchiale, comunità religiosa, comunità cristiana, comunità di vita. Cos’è la comunità? E da cosa si parte per creare la comunità? Se dovessimo rispondere a questa domanda dovremmo dire: «Per creare la comunità dobbiamo volerlo!». Per vivere la comunità bisogna partire da una parola: accoglienza. Accoglienza: una parola facile da pronunciare, ma difficile da mettere in atto. Ne abbiamo fatta di accoglienza: accogliamo gli immigrati, accogliamo il marito, la moglie, accogliamo i figli, accogliamo i genitori, accogliamo un amico, un parente come una condanna! Diventa un punto interrogativo quest’accoglienza. Ci dice Paolo nella lettera ai Filippesi: “Rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”, Filippesi 2,2-4. Con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso!!! Io mi fermerei qui, mi metterei davanti al Signore e farei parlare Lui, sottolineando questa parola. E mi farei dire quanto io mi metto con umiltà sotto a un altro facendo sì che l’altro sia superiore a me.

Dio a un certo momento vuole creare la comunione, crea l’uomo e la donna, dà la possibilità all’uomo e alla donna di moltiplicarsi, di essere fecondi e inizia a creare una comunità. Questa è la volontà di Dio e Dio stesso ha messo questo nel cuore dell’uomo. L’uomo non può vivere da solo. L’uomo, inteso come essere umano, non può vivere da solo: non può crearsi la sua isoletta felice e stare in quell’isola felice da solo. Chi ha studiato psicologia ci può dire che l’uomo non è fatto per vivere da solo. Anche chi ha studiato spiritualità ce lo può confermare, perché è un principio della spiritualità che l’uomo deve saper vivere in comunione con l’altro. E cosa fa Dio? Dio crea un’alleanza con l’uomo. Inizia a vedersi una parola chiave: una parola che ha diverse traduzioni, che si può tradurre in diversi modi. Questa parola in ebraico è hesed. E cosa significa? Qual è la traduzione? La traduzione è quella di alleanza, misericordia, accoglienza. Per Dio questa diventa una parola chiave per creare comunione con la sua alleanza nell’accoglienza. Non so se si capisce questo: Dio crea comunione facendo un’alleanza accogliendo, accoglie l’uomo e con l’uomo fa un’alleanza. Vi leggo il brano di Noè: “Dio disse a Noè e ai sui figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.  Io stabilisco la mia alleanza con voi. Non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne. Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne.  L’arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra».  Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra»”.

Ma cosa intende fare Dio? Dio intende fare questa alleanza con noi e con ogni essere vivente che è sulla terra. Perché? Perché l’uomo è l’essere creato a sua immagine e somiglianza. L’uomo vive in comunione con gli altri uomini, ma non può fare a meno di tutto il creato, di tutto ciò che vive sulla terra, altrimenti l’uomo diventa soltanto orgoglioso. Più l’uomo si ritira in sé stesso più l’uomo diventa orgoglioso e pieno di sé. Allora l’uomo ha bisogno di tantissime cose intorno in modo da poter condividere. E quindi l’alleanza di Dio con chi viene fatta? Con l’uomo e con tutta la terra insieme con l’uomo, per dare la possibilità all’uomo di accogliere la sua alleanza e di viverla tramite la comunione con gli altri e la comunione con tutto il creato. Tant’è vero che papa Francesco ha sottolineato questo tramite un documento che si chiama Laudato Sii. E questo documento parla proprio della comunione che ci deve essere tra l’uomo e il creato. Dio accoglie l’uomo donando qualcosa all’uomo. Nell’accogliere ci deve essere anche un dono, una donazione da parte dell’altro: di sé stesso sicuramente, ma anche di qualcosa che è prezioso, che fa parte di sé all’altro. E molte volte noi non ci ricordiamo che ciò che abbiamo di più prezioso è il tempo. Il tempo è preziosissimo per l’uomo, tanto che sfugge così velocemente che sembra la fine. E se uno non sa vivere bene il proprio tempo, lo spreca. Ma l’uomo non è fatto per sprecare il tempo, ma per vivere il tempo. E vivere il tempo significa iniziare a vivere l’alleanza con Dio.

Come faccio io a vivere l’alleanza con Dio? Lasciandomi accogliere e diventando anch’io accoglienza. Il verbo accogliere è un verbo che deriva dal latino ad-colligere che significa proprio raccogliere, prendere, tirar su. Fare spazio a qualcuno, a qualcosa. Si può accogliere a volte bene a volte male, o in tanti altri modi. Possiamo accogliere noi stessi da soli, possiamo accogliere come gruppo, come comunità. Si possono accogliere estranei o si possono accogliere i famigliari, le persone di casa. Ci si può accogliere vicendevolmente. Accogliere è faticoso perché chi deve essere accolto, l’altro, porta con sé la sua libertà, il suo modo di essere, la sua cultura. E quanto è difficile accogliere qualcosa che è diverso da quello che penso io. Quant’è difficile! Soprattutto quando questo ti porta a fare un cambiamento. E questo cambiamento se io voglio essere accolto ed accogliere lo devo fare, ci devo mettere la volontà, ma soprattutto devo rischiare, devo rischiare!

Dio accoglie tutti, vuole che tutti gli uomini siano salvi, lo dice Paolo “Cristo è venuto per tutti”, Isaia ce lo ricorda, “Cristo è morto per tutti”, tanti brani del Vangelo ce lo ricordano che Cristo è morto per tutti, ma in particolare lo sottolinea Paolo nella seconda lettera ai Corinzi: “Il Dio vivente è salvatore di tutti gli uomini”. Poi Giacomo dice questo: “Se fate distinzione di persone commettete un peccato e siete accusati dalla legge di Dio come trasgressori”. Fatemi fermare perché questa è una cosa che mi sta molto a cuore: se fate distinzione di persone! Un conto è l’amicizia, se uno ha un’amicizia con l’altro, ma fare distinzione di persone: «quello è cattivo, quello è bravo; quello è brutto, quello è bello». Ci fate caso? Ogni momento noi facciamo questo. Ma quando questo diventa una cosa per discriminare è peccato, è peccato!!! È peccato perché stiamo togliendo qualcosa a noi e qualcosa all’altro: a noi la possibilità di accogliere e all’altro la possibilità di essere integrato, di integrarsi, di vivere quest’integrazione per formare la comunità. Quindi l’accoglienza è la parola chiave da cui partire per iniziare a formare la comunità. E io sottolineo questa frase e vi prego, se avete carta e penna, di scriverla: “Ma se fate distinzione di persone commettete peccato e siete accusati dalla legge di Dio come trasgressori”, Giacomo 2,9.

E concludo invece riflettendo su come Dio ci fa capire l’accoglienza. E ce lo fa capire in diversi modi. Vi ricordate quel figlio che dice al padre, «padre dammi tutti gli averi che devo andare» e dopo un po’, dopo aver fatto la sua vita ritorna a casa? E viene accolto dal padre, viene raccolto da terra e diventa di nuovo una creatura nuova, riaccolta con tanta dignità. Poi c’è anche quell’uomo che salì su una pianta per vedere Gesù, Zaccheo, vi ricordate? E ad un certo punto Gesù gli dice, «scendi subito che oggi devo fermarmi a casa tua, a me non interessa se tu sei indegno, adesso io voglio che tu accogli me». E Zaccheo lo accoglie. Poi c’è un’altra persona che un giorno mentre camminava verso Gerusalemme, incappa in alcuni briganti che lo malmenano, lo derubano e lo lasciano a terra in fin di vita. Passa un sacerdote, passa un levita, passa un altro funzionario del tempio, nessuno si cura di lui. Ad un certo punto passa un samaritano, lo prende, lo cura, lo accoglie e fa sì che possa vivere. Quindi abbiamo il padre che accoglie il figlio, poi abbiamo l’accoglienza di una persona tra virgolette cattiva, che cattiva non è, era considerata cattiva perché era un esattore delle tasse, quindi era uno da tenere lontano, era un delinquente sia per gli ebrei sia per i romani, uno che aveva tanti soldi ma non valeva niente. E poi c’è un nemico che viene accolto, perché chi accoglie quell’ebreo che va a Gerusalemme è uno straniero, un samaritano, uno che è nemico dei giudei perché non si potevano guardare in faccia, non si potevano vedere. Dio ci dice che non dobbiamo fare distinzione di persone nell’accogliere. Mi raccomando!!! Quindi cerchiamo di vivere nell’accoglienza, per iniziare  a vivere come comunità. E vivere come comunità significa vivere come Dio ci vuole, cioè vivendo in comunione, vivendo non l’uno per l’altro ma l’uno con l’altro e per la salvezza di tutti, insieme.

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