CATECHESI CENACOLO DELL’AMORE MISERICORDIOSO OTTOBRE 2018

Trascrizione Audio

Ascoltiamo il brano che ci introdurrà alla catechesi su cui rifletteremo oggi:

«Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami “Gesù Cristo è il Signore!”, a gloria di Dio Padre».

Questo brano è tratto dalla lettera ai Filippesi, capitolo 2, versetti 5-11. E vogliamo iniziare questo nostro momento di riflessione pensando soprattutto a cosa il Signore vuole dire a noi come cristiani, a noi che vogliamo vivere la nostra vita totalmente immersi nel Signore, (e qui servirebbe un punto interrogativo… vogliamo vivere la nostra vita totalmente immersi nel Signore?). Cosa vuole dire il Signore a noi che vogliamo affidarci totalmente a colui che chiamiamo nostro Padre; che vogliamo essere accolti e accompagnati da colui che chiamiamo nostro fratello, Gesù; che vogliamo essere guidati da colui che chiamiamo lo Spirito Santo. Ma perché possiamo fare questo, abbiamo bisogno di rinnovare l’umiltà, una parola che tutti conosciamo, ma che facciamo finta non ci sia nel vocabolario. O meglio, nel vocabolario potrebbe anche esserci, però dentro la nostra vita facciamo finta di no, perché essere umili significa cercare non i primi posti, ma cercare soltanto la volontà di Dio, che molte volte può sembrare non elevi la nostra vita (può sembrare!), può sembrare che non sempre metta in evidenza ciò che noi siamo, ciò che noi facciamo, può sembrare che tante volte ci metta da parte, non perché siamo costretti a metterci da parte, ma perché chi è umile molte volte viene calpestato. Allora essere umili non serve a niente! Partiamo da questo punto: essere umili non serve a niente! Non lo siate, perché Gesù non ha mai detto: “Siate umili come io lo sono”. L’ha mai detto questo Gesù? Ha mai detto: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”? Ma mi pare proprio di no! Gesù non l’ha mai detto, io non ho mai sentito! Quindi Gesù dice: “Fate come me che sono arrogante, presuntuoso, che vi schiavizzo tutti, che sono venuto qui non per servire ma per essere servito”. Dice questo? Quindi noi non possiamo essere umili perché dobbiamo prendere esempio da Gesù che non è umile.

E invece Gesù ci chiede proprio di essere come Lui! Per essere cristiani, dico una cosa che può sembrare un’eresia, dobbiamo essere altri Cristi, altri Cristi anche noi! Non soltanto i sacerdoti che operano nel nome di Cristo e al posto di Cristo, ma tutti quanti noi come cristiani. Un cristiano chi è? Uno che appartiene a Giulianova come si chiama? Giuliese. Uno che appartiene a Roseto? Rosetano. Uno che appartiene a Teramo? Teramano. Uno che appartiene a Pescara? Pescarese. Uno che appartiene a Roma? Romano. Uno che appartiene a Cristo? Cristiano. Quindi cristiano significa che noi apparteniamo a Cristo… essere cristiani significa appartenere a Cristo! E Cristo ci chiede una cosa: di essere come Lui, di metterci al servizio. Questa parola si aggancia bene a quello su cui abbiamo riflettuto il mese scorso, cioè la comunità che è accoglienza. Io per accogliere non posso dire: “Vieni a casa mia così mi servi, mi lavi la casa”. No, non posso ospitare qualcuno per farlo diventare mio schiavo. Accolgo qualcuno perché io possa servirlo, come fa Gesù con noi: Lui ci accoglie per servirci! E ci insegna a servire! Quindi servizio, accoglienza e comunità vanno insieme.

Io adesso vi dico quello che dicono due dizionari della lingua italiana: uno è lo Zingarelli, e l’altro è il Devoto-Oli. Lo Zigarelli dice: “Servizio: raro atto del servire e condizione di chi è servo, soggetto, suddito. Per estensione eufemistica, l’essere a completa disposizione di qualcuno o qualcosa”. Questo significa servire: essere a completa disposizione di qualcuno o di qualcosa (secondo lo Zingarelli). Il Devoto-Oli dice che “il servizio è un complesso di mezzi costituiti o organizzati per soddisfare a un bisogno pubblico: i servizi pubblici, i servizi igienici, i servizi di trasporto ecc. ecc.”. Quindi danno due definizioni totalmente diverse. Per noi cristiani che cosa significa servizio? Il cristiano non è schiavo di nessuno: essere a completa disposizione di qualcuno significa essere schiavo. Noi non siamo a completa disposizione di qualcuno. Che cos’è il servizio cristiano, il sevizio che ci chiede il Signore? Vi faccio un esempio: Gesù per far capire il servizio, ad un certo punto, prima dell’Ultima Cena, prende i piedi puzzolenti degli apostoli e li lava. Servire nel lavare i piedi significa accogliere l’altro così com’è. Il servizio cristiano è un’opera di accoglienza! Ecco perché dicevo prima che il servizio si accosta bene alla parola accoglienza e comunità. Se io voglio servire l’altro lo accolgo, perché l’altro si mette in relazione con me, perché dobbiamo creare una relazione. E quindi io ti ospito nella mia casa, ti faccio gli onori di casa: all’epoca di Gesù fare gli onori di cosa significava anche dare l’acqua per le abluzioni, pulire i piedi di coloro che avevano camminato e avevano i piedi impolverati.

Quindi servire significa accogliere l’altro con tutto quello che è, con tutto quello che ha, e dare all’altro quello che tu puoi e quello che tu sei. Soprattutto quello che tu sei! Prendo l’esempio di Gesù: se io sono il Signore, io ti accolgo, ti lavo, ti metto a disposizione tutta la mia casa, ti metto a disposizione me stesso e mi dono a te con quello che sono. Così il Signore entra nella tua vita. Se io sono un poveraccio ti accolgo nella mia casa mettendoti a disposizione quello che sono. Se io so fare qualcosa lo metto a tua disposizione, ma per uno scopo principale: per accogliere te e in te accogliere Gesù. Fare volontariato è una cosa bellissima ma è molto pericolosa, perché ci può far diventare i più grandi arroganti di questo mondo, perché crediamo di avere la soluzione a tutto soltanto perché facciamo volontariato. Fare semplicemente volontariato significa fare filantropia e basta. Se io invece faccio qualcosa per l’altro perché lo accolgo, e non voglio soltanto salvare la sua vita qui sulla terra ma gli voglio dare la vita eterna, cerco di donargli qualcosa di più, gli strumenti per arrivare alla vita eterna. E il servizio non è volontariato: nel servizio io mi metto a tua disposizione per accogliere la tua miseria, per lavarla con l’acqua della mia povertà, della mia semplicità, e insieme cercare di arrivare alla vita eterna, alla salvezza. Questo significa servizio nella vita cristiana. Non è soltanto andare nell’ambulanza come soccorritore, non è soltanto fare distribuzione dei pasti nella mensa della Caritas, ma dipende dallo spirito con cui lo faccio. Non è soltanto il gesto, ma tutto quello che il gesto porta dietro di sé. Questo significa servire.

Nella comunità se io non mi metto a servizio dell’altro non faccio comunità. E tutti quanti siamo chiamati a metterci a servizio dell’altro. Quindi la comunità cammina quando nella comunità ognuno si mette al servizio dell’altro. Noi siamo portati ad andare sempre verso fuori, e Papa Francesco ci aiuta dicendo che la Chiesa deve essere protesa verso fuori, la Chiesa in uscita. Però non comprendiamo bene quello che il Papa vuole dire, perché la Chiesa in uscita è la Chiesa che accoglie, non è la Chiesa che se ne va e lascia la casa così: è la Chiesa che nella sua casa accoglie, e insieme si va verso colui che bisogna ancora accogliere, per fare sempre più comunità. Questa è l’idea del servizio e della comunità. Quindi servizio, accoglienza e comunità li mettiamo insieme per diventare quello che Dio vuole: umili servitori al servizio del regno di Dio, al servizio dell’eternità, al servizio del paradiso. Questo siamo chiamati ad essere: cristiani. Quindi quando io dico “sono cristiano”, dico che sono uno che accoglie, serve e tramite il fratello serve il Signore, per vivere insieme nell’eternità, nel paradiso. Amen!

Padre Aurelio + cp

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